“L’uomo è ciò che mangia”, la celeberrima frase del filosofo tedesco Feurbach a sostegno di un trattato sull’alimentazione, teso a dimostrare che il pensiero nasce proprio dal ventre, ha più di 200 anni, eppure continua ad essere costantemente citata, commentata, interpretata. E’ stupefacente, come nella sua semplicità, essa esprima l’essenza di un tema su cui l’uomo da sempre si interroga, ovvero la dualità tra corpo e mente, imprescindibili l’una dall’altro, eppure molto spesso sentiti e trattati come entità separate.

A supporto che il nostro pensiero ma anche il nostro stato d’animo (in realtà siamo mente, corpo e anima), siano influenzati da ciò che mangiamo, sono i numerosi lavori scientifici che vengono pubblicati costantemente da numerose e prestigiose riviste, che studiano come intestino e cervello comunichino fra loro attraverso una via a 2 sensi, cioè il cervello può influenzare l’intestino, ma anche l’intestino il cervello, quindi i nostri pensieri.

La medicina d’organo, dove per ogni sintomo troviamo un medico specialista che ci aspetta, deve quindi tornare sui suoi passi, riconsiderando l’uomo nel suo insieme, per citare Platone, curando l’anima per curare anche il corpo.

Non possiamo quindi più rimanere increduli di fronte al fatto che composizione del nostro microbiota, in special modo quello intestinale, (cioè l’insieme di microrganismi che vivono nell’uomo, senza danneggiarlo, finchè vi è equilibrio) sia correlata al nostro stato di salute, o che ad esempio quella incontenibile voglia di dolci in realtà non sia nostra ma di un fungo chiamato Candida, che ne è avido e che ha preso il sopravvento nel nostro intestino. Non possiamo più neanche permetterci il comfort di considerare il cibo solo come calorie: gli alimenti che introduciamo diventano noi stessi! Essi vengono digeriti e scomposti in molecole che poi diventano tessuti, organi, trasmettitori, pensieri, di qualità parallela a quella di ciò che abbiamo messo nel piatto.

Allo stesso modo, non sarà più inspiegabile, come la dieta più perfetta non sortisca gli effetti sperati, quando il nostro stato d’animo è turbato.

Le emozioni si traducono in segnali biochimici che non mentono, il dolore, lo stress, ci porteranno a delle risposte ormonali ben diverse da quelle di gioia e buonumore, con comportamenti alimentari annessi. Addirittura le emozioni e la dieta di nostra madre prima e durante la gestazione avrà già influenzato ciò che noi siamo.

Si può mangiare perché  si è felici o tristi, per noia o per piacere.

Un’alimentazione consapevole può cambiarti la vita, può farti mangiare per il tuo progetto di salute, bellezza e felicità.

Vivi consapevole, scegli cosa vuoi essere.

Dott.ssa Roberta Picca Nutrizionista

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